L’obiettivo
I manoscritti di Giacomo Leopardi sono conservati in numerose biblioteche e archivi, in Italia e all’estero. Chi li studia deve passare da un catalogo all’altro per ritrovare immagine, descrizione e contesto critico. Il Centro Nazionale di Studi Leopardiani, con la Biblioteca Nazionale di Napoli, l’Università di Macerata e l’ICCU, ha voluto riunirli in un unico luogo e renderli consultabili, oltre che dagli specialisti, da docenti, studenti e appassionati.
La nostra risposta
Un punto di accesso unico, dove ogni manoscritto si presenta con la riproduzione ad alta risoluzione, la descrizione catalografica e gli approfondimenti della redazione. Una biblioteca digitale costruita su Muruca, in cui ogni informazione rimanda alla fonte e all’istituto che la garantisce. Quattro sezioni (Biblioteca, Opere, Percorsi, Ricerca avanzata) organizzano la consultazione, dalla ricerca filologica alla didattica in aula.

Un’architettura per chi studia, insegna, legge
L’architettura informativa nasce da esigenze distinte. Il filologo cerca per biblioteca, fondo e segnatura, filtra per risorse digitali disponibili e ingrandisce il foglio fino alla filigrana; il docente trova nei Percorsi itinerari tematici già costruiti, con manoscritti, trascrizioni e contesto critico; l’appassionato sfoglia il facsimile de L’Infinito e ne osserva correzioni e varianti. Ogni risultato mostra subito titolo, biblioteca e contenuto; la consultazione è libera, senza registrazione, da qualsiasi dispositivo. Il design unisce tradizione editoriale e interfaccia contemporanea: il blu petrolio della navigazione si accosta a tonalità avorio e sabbia che richiamano la carta dei manoscritti, completate da accenti ocra. I titoli graziati evocano il mondo letterario, i testi di servizio senza grazie agevolano la consultazione. In homepage, un’illustrazione stilizzata di Leopardi; nelle pagine interne, fondi neutri e spaziature ampie lasciano protagonisti i documenti.
L’ICCU come fonte primaria, Muruca come spazio redazionale
Il lavoro parte dal censimento: i responsabili scientifici hanno depositato i metadati su Manus Online, il catalogo dei manoscritti dell’ICCU, e la piattaforma li legge tramite le API esposte dall’istituto. Un catalogo nazionale è generico, e quindi rigido; Muruca, il framework open source di Net7 per le Digital Humanities, consente di arricchire la scheda importata con un livello redazionale: mittente, destinatario, luogo e data per le lettere, incipit per i documenti privi di titolo, categorie che raggruppano manoscritti affini. I dati non sono importati una tantum: backup allineato e aggiornamento su richiesta evitano informazioni obsolete e mantengono l’ICCU fonte primaria. Le immagini arrivano dai server IIIF dei partner; i testi delle opere sono marcati in XML-TEI, scaricabili e collegati ad Authority File internazionali.
Raccontaci la tua visione, lavoriamo insieme per trasformarla in realtà.