Il web di tutti: perché l’accessibilità digitale non è un’opzione (e cosa cambia con la mia certificazione UNI)

14 Lug 2026 News
Web Accessibility Expert Andrea Zandomeneghi

di Andrea Zandomeneghi, Web Accessibility Expert

Immaginiamo di voler fare un acquisto in un bellissimo e rinomato negozio di cui si è sentito tanto parlare. Arriviamo di fronte all’ingresso e scopriamo che l’accesso è possibile soltanto arrampicandosi su una parete rocciosa alta qualche metro, dove solo qualche sasso sporgente funge da scalino. Penserete: è uno scherzo?!

Adesso, al posto del negozio di tendenza, mettiamo una farmacia. E l’acquisto che dobbiamo fare non è un capriccio, ma un farmaco di cui abbiamo un disperato bisogno. Quanto sarebbe frustrante e paradossale questa esperienza?

Chiaramente l’esempio è iperbolico. Quasi sicuramente non esiste una farmacia simile. Eppure nel mondo fisico esistono ancora troppi negozi con gradini all’ingresso e nessuna rampa. Ma se nella realtà questa discriminazione salta subito all’occhio, questo è esattamente ciò che succede ogni giorno a milioni di utenti sul web.

Un bottone senza testo alternativo, un contrasto di colore troppo basso, un sito che non si può navigare senza mouse, una struttura che non comunica alcuna relazione logica: queste sono le barriere architettoniche digitali. E per molti, trovarsi davanti a questi ostacoli significa dover rinunciare a un servizio, spesso essenziale.

L’accessibilità ci riguarda tutti (anche se non lo sappiamo)

L’accessibilità del web è un aspetto di cui spesso non ci rendiamo conto se non abbiamo esigenze specifiche. Si tende a pensare che riguardi “qualcun altro”. In realtà, sotto la definizione di accessibilità ricadono situazioni in cui chiunque di noi può trovarsi ogni giorno:

  • Disabilità temporanee: dover fare una prenotazione online urgente con un braccio ingessato, scoprendo che l’interfaccia funziona solo tramite mouse.
  • Limiti ambientali: trovarsi in un luogo eccessivamente luminoso e non riuscire a leggere un testo perché il colore è troppo chiaro rispetto allo sfondo.
  • Contesti d’uso: essere in un ambiente rumoroso e non poter ascoltare un’informazione importante perché il video non ha i sottotitoli.

Lavorando da anni nello sviluppo frontend – occupandomi quindi sia dello “scheletro” delle pagine sia del loro aspetto visivo – ho capito che l’accessibilità non può essere un’aggiunta dell’ultimo minuto. Deve essere integrata in ogni fase: dalla progettazione al design, fino alla stesura dei contenuti.
Questa consapevolezza mi ha portata a un traguardo importante: il conseguimento della certificazione UNI 11621-3 Web Accessibility Expert.

Chi è e cosa fa il Web Accessibility Expert?

La certificazione Web Accessibility Expert rientra nei profili professionali definiti dalle norme UNI. Questa figura ha il compito di:

  1. Verificare l’accessibilità di prodotti e servizi digitali.
  2. Supportare il team (designer, developer, copywriter) guidandolo verso le buone pratiche e gli standard internazionali.

Ma non si tratta solo di un bollino su LinkedIn. Per me significa assumersi un impegno concreto ed etico. L’accesso all’informazione è un diritto di ogni essere umano.

Inoltre, oggi l’accessibilità è un preciso obbligo di legge. Se in Italia la PA è guidata dalla Legge Stanca (4/2004) e nel panorama europeo dalla direttiva WAD (Web Accessibility Directive), l’European Accessibility Act estende ora requisiti e obblighi severi anche ai soggetti privati. Al centro di tutto c’è la norma tecnica europea EN 301549, che adotta gli standard internazionali WCAG del W3C. L’esperto di accessibilità serve anche a questo: guidare le aziende in questo panorama normativo complesso.

Il mio percorso: da “scrivere codice” a “progettare inclusione”

Il mio viaggio è iniziato come quello di molti sviluppatori: costruendo pagine web. Inizialmente, proprio per adempiere ai primi obblighi di legge, ho dovuto fare i primi test di accessibilità sui miei prodotti.

Da un semplice “dovere” è nata una passione. Ho iniziato a studiare le linee guida del W3C, a capire come un lettore di schermo (screen reader) naviga una pagina e quali sono le barriere più comuni che noi sviluppatori spesso ignoriamo.

Ho capito che l’accessibilità non si risolve lanciando un tool di validazione automatica alla fine del progetto. L’accessibilità è la base di un codice scritto bene, secondo standard consolidati.

Cosa significa questo per la nostra azienda e per i nostri clienti?

Avere una figura certificata Web Accessibility Expert all’interno del team porta un valore immenso ai nostri progetti:

  • Conformità e sicurezza: siamo pronti a guidare i clienti nel rispetto delle normative italiane ed europee, evitando sanzioni e scadenze mancate.
  • Qualità tecnica e SEO: un sito accessibile è strutturato meglio. E un codice pulito e semantico è amato non solo dagli screen reader, ma anche dagli algoritmi di Google, migliorando l’indicizzazione.
  • Un pubblico più ampio: abbattere le barriere significa aprire le porte a un bacino di utenti molto più vasto.
  • Responsabilità sociale: dimostriamo concretamente che il nostro approccio al digitale è inclusivo ed etico.

Cosa farò concretamente da domani

Il mio impegno in azienda si svilupperà su due fronti principali:

  1. Audit e dichiarazioni: consolidare le attività di analisi e verifica sui progetti, supportando i clienti anche nella redazione delle Dichiarazioni di Accessibilità richieste dalla legge.
  2. Formazione interna: diffondere la cultura dell’inclusione nel nostro team. L’accessibilità non è la responsabilità di un singolo, ma un gioco di squadra che coinvolge chi disegna l’interfaccia, chi scrive i testi e chi sviluppa il codice.

L’accessibilità digitale non è una checklist finale da spuntare se avanza budget. È un elemento intrinseco della qualità del software e del buon design. Ma soprattutto, riguarda l’etica del nostro lavoro: permettere a chiunque di accedere a un servizio in totale autonomia, senza dover chiedere aiuto a nessuno.

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