Biblioteca Digitale Leopardiana: un catalogo unico per i manoscritti di Giacomo Leopardi

Biblioteca digitale leopardiana - un progetto di digital library di Net7

Immagini ad alta risoluzione, descrizioni catalografiche e approfondimenti redazionali in un solo luogo: presentata a Recanati la piattaforma che riunisce le carte del poeta.

De L’Infinito esistono due autografi. Uno è conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli, l’altro all’Archivio storico municipale di Visso. Nel manoscritto napoletano si legge la correzione di un verso: «celeste confine» cancellato, «ultimo orizzonte» al suo posto. Finora, confrontare le due carte significava passare da un istituto all’altro, da un catalogo all’altro. Lo stesso valeva per l’intero corpus dei manoscritti leopardiani, distribuito tra numerose biblioteche e archivi in Italia e all’estero.

Venerdì 25 settembre, nella sala Franco Foschi del Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati, è stata presentata la Biblioteca Digitale Leopardiana, che riunisce quelle carte in un unico punto di accesso. L’incontro, con il patrocinio del Ministero della Cultura, si è tenuto alla vigilia del novantesimo anniversario della fondazione del Centro. Dopo i saluti del sindaco di Recanati Emanuele Pepa, del presidente del CNSL Fabio Corvatta, della contessa Olimpia Leopardi e di Alessandra Troilo per il FAI – Orto sul Colle dell’Infinito, hanno preso la parola le studiose e gli studiosi che hanno costruito il progetto: Simonetta Buttò, già direttrice dell’ICCU; Silvia Scipioni e Fabiana Cacciapuoti della Biblioteca Nazionale di Napoli; Laura Melosi e Gioele Marozzi dell’Università di Macerata; Chiara Aiola, project manager e software engineer di Net7.

Il progetto, promosso dal Centro Nazionale di Studi Leopardiano con la Biblioteca Nazionale di Napoli, l’Università di Macerata e l’ICCU, è l’esito di un percorso interistituzionale avviato nel 2016. I responsabili scientifici hanno censito i manoscritti e ne hanno depositato i metadati su Manus Online, il catalogo dei manoscritti dell’ICCU: una base completa, ma complessa da navigare per chi cerca un documento, la sua immagine e il suo contesto critico.

Net7 ha progettato e sviluppato la piattaforma su Muruca, il proprio framework open source per le Digital Humanities. Il principio che ha guidato l’architettura è uno: l’ICCU resta la fonte primaria del dato. La piattaforma legge i metadati da Manus Online tramite API e li mantiene allineati con aggiornamenti su richiesta, anziché importarli una volta sola. A questa base aggiunge un livello redazionale: mittente e destinatario delle lettere, incipit dei documenti senza titolo, categorie che raggruppano manoscritti affini. Le immagini ad alta risoluzione arrivano dai server IIIF delle biblioteche che conservano gli originali; i testi delle opere sono marcati in XML-TEI e collegati ad Authority File internazionali.

Il risultato è uno strumento pensato per pubblici diversi. Il filologo cerca per biblioteca, fondo e segnatura e ingrandisce il foglio fino alla filigrana. Il docente trova nella sezione Percorsi itinerari tematici già costruiti – come Donne e femminile in Leopardi – con manoscritti, trascrizioni e contesto critico pronti per l’aula.
Chi ama Leopardi può aprire i due autografi de L’Infinito e seguire, sulla carta, il passaggio dal «celeste confine» all’«ultimo orizzonte».
La consultazione è libera, senza registrazione, da qualsiasi dispositivo.

La Biblioteca Digitale Leopardiana è consultabile su leopardi.it.

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